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Si offre qui il ritratto vivo e articolato di un “nuovo” Ungaretti, non solo il poeta ma anche il mediatore culturale, il professore, il giornalista, l’autore radiofonico e televisivo, con un particolare focus sul cosiddetto “terzo tempo” del suo percorso artistico, emblematicamente segnato dall’uscita, nel 1947, de Il Dolore, scritto «negli anni orribili, stretto alla gola».
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In queste pagine, a partire da un’ampia ricognizione di carattere critico-archivistico, si ricostruisce il quadro composito e in movimento relativo ad una delle voci più autorevoli e innovative della poesia e della cultura europee. Si rivela decisivo, in particolare, l’apporto ungarettiano ai media, segno di quell’interazione tra letteratura, radio e televisione che si farà diretta espressione del processo di ricostruzione nel secondo dopoguerra.
L’analisi prende avvio dal ritorno di Ungaretti a Roma negli anni Quaranta per procedere poi con le esperienze documentate dei decenni successivi – interviste, progetti, lettere, premi – fino alla morte del poeta, nel 1970. È questa la stagione di alcune tra le sue opere più importanti, da Il Dolore a La Terra Promessa, fino a Un Grido e Paesaggi, Il Taccuino del Vecchio e Dialogo, ma anche del magistero romano, delle traduzioni, delle collaborazioni giornalistiche e degli interventi in voce e sullo schermo televisivo.
In Appendice, a testimonianza di tale estrema vivacità intellettuale, sono raccolte venti interviste rilasciate da Ungaretti dal 1942 al 1969 – testi dispersi, più o meno noti, in parte evocati nei saggi, alcuni parzialmente confluiti in Vita d’un uomo – vero e proprio “laboratorio” di temi e motivi, costantemente rielaborati nella sua opera e, al contempo, nell’intera tradizione letteraria novecentesca.