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In questo saggio viene analizzata la figura del filmmaker John Frankenheimer, con particolare attenzione ad alcune delle sue opere più emblematiche realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta, il periodo storicamente noto come “era della Guerra Fredda”.
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Il cuore dell'analisi si concentra su tre film fondamentali degli anni Sessanta: The Manchurian Candidate (Va' e uccidi, John Frankenheimer, 1962), Seven Days in May (Sette giorni a maggio, 1964), e Seconds (Operazione diabolica, 1966), opere che incarnano perfettamente il clima di sospetto, tensione e alienazione del periodo, tanto da essere spesso riunite sotto l'etichetta critica di “Trilogia della paranoia”. Attraverso un approccio che intreccia riflessione filosofica-politica e sociologica, il volume esplora come Frankenheimer abbia saputo tradurre sullo schermo le contraddizioni, le paure e le derive della società americana del dopoguerra. Temi come il controllo, la manipolazione, l'identità e la libertà individuale emergono con forza, mostrando un cinema che, oltre alla rappresentazione della realtà oggettiva, si interroga profondamente sul ruolo dell'individuo in un mondo dominato da poteri invisibili e strutture oppressive. Un'indagine lucida sull'opera di un autore che ha saputo raccontare il lato oscuro del sogno americano, lasciando un segno indelebile nella storia del cinema politico e di denuncia che ha saputo superare le barriere del tempo ed essere quanto mai attuale.